Casi del mese Scrivi una lettera, salva una vita

Dalla sua nascita, nel 1974, il Gruppo Ticino di Amnesty International si impegna concretamente per le vittime di violazioni dei diritti umani, ovunque nel mondo. La diffusione sul territorio cantonale degli Appelli internazionali di Amnesty International raccoglie l'adesione di centinaia di persone nella Svizzera Italiana. Qui è possibile scaricare i casi, pubblicati mensilmente, contribuendo grazie all'invio di una semplice cartolina alla difesa dei diritti fondamentali di persone altrimenti dimenticate.

Partecipare all'azione è semplice.

Dopo aver scaricato il documento PDF del caso scelto, si può ricopiare il testo suggerito su una cartolina, firmare, e spedire al destinatario indicato.

Altrimenti il documento può essere stampato, per ritagliare il formulario già pronto, firmare e incollare su una normale cartolina prima di spedire per posta.

Nella scelta delle cartoline chiediamo di prestare la massima attenzione, privilegiando paesaggi o immagini il più neutre possibile così da non turbare le diverse sensibilità culturali e religiose.

Ogni cartolina, ogni firma, conta!

Grazie mille!

 

Appelli attuali 

EMIRATI ARABI UNITI

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Al termine di un processo iniquo, il 29 marzo 2017, la Corte federale d'appello ha condannato Nasser Bin Ghait, noto difensore dei diritti umani, a 10 anni di reclusione per "aver postato su internet false informazioni sui dirigenti degli Emirati" e per "aver incontrato persone che si suppone abbiano contatti con organizzazioni proibite".

Incarcerato nella prigione Al Razeen, nel centro del deserto, il 7ottobre 2018 Nasser Bin Ghait ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le sue condizioni di detenzione e contro l'assenza delle cure mediche che gli sono estremamente necessarie, poiché soffre di ipertensione arteriosa che gli ha provocato una cardiomegalia (forte aumento del muscolo cardiaco) e di steatosi epatica (eccessivo accumulo di lipidi nel fegato). Il suo corpo è oggi talmente debilitato che non è più in grado di camminare.

Amnesty International chiede la liberazione immediata e senza condizioni del prigioniero di coscienza Dr. Nasser Bin Ghait, detenuto unicamente per aver esercitato il diritto alla libertà di riunione e di associazione. Chiede inoltre che non sia né torturato né sottoposto ad altri trattamenti disumani, e che sia subito trasferito in un ospedale nel quale possa ricevere le cure di cui ha estremo bisogno.

Agisci con noi: chiedi la liberazione di Nasser Bin Ghait! 

 

BAHRAIN

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Il 20 ottobre scorso le autorità olandesi hanno espulso Ali Mohamed al Showaikh nonostante egli avesse un passaporto valido ed avesse espressamente chiesto di essere estradato verso qualsiasi paese tranne il suo paese d’origine, perché lì era sicuro di essere perseguitato. Appena sbarcato all'aeroporto è stato immediatamente arrestato e condotto nei locali della CID (Direzione delle Inchieste Criminali).

Undici giorni dopo è stato trasferito nel carcere di Drydock, nella capitale Manama, dove è probabile che sia stato torturato e dove è stato più volte interrogato da un procuratore pubblico noto per le sue precedenti inchieste sul terrorismo.

Il 27 novembre Ali Mohamed al Showaikh è di nuovo comparso, sempre in assenza di un avvocato difensore, davanti allo stesso magistrato e il 27 dicembre ancora una terza volta. In questo caso era presente un difensore il quale però non ha avuto il diritto di consultare gli atti riguardanti il suo assistito. Alla fine dell'interrogatorio ad Ali Mohamed al Showaikh è stata comunque prolungata di un altro mese la detenzione amministrativa.

Amnesty International chiede la liberazione immediata di Ali Mohamed al Showaikh, sempre che non sia accusato di crimini previsti dalle leggi internazionali. Chiede inoltre di voler garantire al suo avvocato di poterlo difendere sulla scorta delle prove raccolte e che, in attesa del suo rilascio, Ali Mohamed non sia né torturato né sottoposto a trattamenti disumani.

Chiedi la liberazione di Ali Mohamed al Showaikh, scrivi alle autorità del Bahrain

 

VENEZUELA

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L’8 e 9 dicembre scorso la DGCIM (Direzione Generale del Controspionaggio Militare) ha condotto una grande operazione repressiva nel territorio della comunità Pemón del Parco Nazionale di Canaima. L'intervento si è svolto nel quadro del megaprogetto “Arco Minerario dell'Orinoco” che si propone di potenziare lo sfruttamento del sottosuolo della regione che recentemente è stata classificata come “zona di sviluppo nazionale”.

L'8 dicembre Charly Peñaloza, giovane membro dell'etnia Pemón, è stato ucciso dai militari. Il giorno successivo le forze armate hanno terrorizzato gli indigeni, sparando con mitragliatrici di grosso calibro, lanciando granate lacrimogene e sorvolando a bassa quota i villaggi. Finora nessuna istanza politica o giudiziaria ha stigmatizzato l'accaduto.

Amnesty International chiede che sia immediatamente avviata un'indagine imparziale ed esaustiva sull'assassinio di Charly Peñaloza, che i suoi risultati siano resi noti e che i colpevoli siano tradotti in giustizia. Chiede inoltre che siano attuate tutte le misure necessarie per garantire l'integrità fisica degli indigeni Pemón, così come stabilito dalle leggi nazionali ed internazionali.

Unisciti a noi, chiedi giustizia per Charly!