Un sostenitore dell'opposizione sventola la bandiera nazionale davanti a dei poliziotti durante una manifestazione a Caracas, luglio 2016.© Juan Barreto/AFP/Getty Images
Un sostenitore dell'opposizione sventola la bandiera nazionale davanti a dei poliziotti durante una manifestazione a Caracas, luglio 2016. © Juan Barreto/AFP/Getty Images

Venezuela Si intensifica la caccia alle streghe contro i dissidenti

Comunicato stampa - 26 aprile 2017
Le autorità venezuelane si stanno servendo del sistema di giustizia per aumentare illegalmente la persecuzione e le punizioni nei confronti di coloro che la pensano diversamente. Lo afferma Amnesty International in un nuovo rapporto pubblicato oggi, quando nel paese aumentano le proteste che hanno già causato diverse morti, oltre all’arresto e al ferimento di centinaia di persone.

Silenced By Force: Politically-Motivated Arbitrary Detentions in Venezuela cataloga una serie di azioni illegali da parte delle autorità venezuelane per reprimere la libertà d’espressione.

Questo include gli arresti, senza regolare mandato, da parte del Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional (SEBIN), attivisti non violenti accusati di crimini “contro la patria”, l’impiego non giustificato della detenzione preventiva e campagne di diffamazione nei media contro membri dell’opposizione politica, tra le altre misure messe in atto.

“In Venezuela il dissenso non è permesso. Sembra che non ci sia limite alla volontà delle autorità nell’applicare una miriade legali per punire coloro che esprimono un’opinione diversa dalla posizione ufficiale del governo,” ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

“Invece di essere ossessionati dalla volontà di mettere a tacere qualsiasi opinione dissidente, le autorità devono concentrarsi sulla ricerca di soluzioni pratiche e durature per la risoluzione della grave crisi che il paese sta attraversando.”

L’11 gennaio 2017, il Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional (SEBIN) ha arrestato il membro del parlamento dell’oppposizione Gilber Caro e l’attivista del partito di opposizione Voluntad Popular Steyci Escalona Mendoza Scheuber a un casello, mentre facevano rientro a Caracas.

Lo stesso giorno il Vice presidente della Repubblica ha spiegato in un discorso televisivo che a Gilber e Steyci erano stati sequestrato una pistola e degli esplosivi, che il membro del Parlamento era coinvolto in attività terroristiche.

Ha pure affermato che Caro aveva attraversato illegalmente il confine con la Colombia.

Steyci è stata condotta davanti a un tribunale militare a accusata di furto di materiale militare e di ribellione. Gilber è stato portato in carcere e, a marzo 2017, non è stato tradotto in tribunale per determinare la legalità della sua situazione.

I casi di Gilber e Seyci illustrano alcune delle molte strategie utilizzate dalle autorità del Venezuela nel tentativo di mettere a tacere l’opposizione, in un contesto di crescenti disordine nel paese.

Nella maggior parte dei casi gli accusati sono incolpati di reati gravi quali “tradimento dello stato”, “terrorismo o furto di materiale militare” o “ribellione”, il che rende possibile la detenzione preventiva anche se non ci sono prove ammissibili sufficienti per sostanziare le accuse. 

Questo genere di reati sono di competenza di giurisdizioni speciali, quali la giurisdizione militare, che non sono indipendenti, sono raramente imparziali e non dovrebbero occuparsi di casi che coinvolgono civili.

Amnesty International ha pure documentato casi nei quali i contatti dei detenuti con i propri famigliari o avvocati della difesa sono limitati, il che aumenta il rischio per le persone incarcerate di subire gravi violazioni dei diritti umani, tra le quali torture a altri maltrattamenti.

Yon Goicoechea, leader studentesco e attuale leader di Voluntad Popular, è stato arrestato il 29 agosto 2016 da individui non identificati al volante di un furgone senza targhe, secondo i testimoni.

L’arresto di Yon è poi stato confermato da un alto ufficiale del partito al governo, il Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), che ha dichiarato che era stato arrestato perché aveva con se esplosivi, presumibilmente per utilizzarli nel corso di una dimostrazione dell’opposizione, il primo settembre.

Nonostante tutti i loro sforzi i suoi famigliari non sono riusciti ad appurare dove si trovasse Yon Goicoechea fino a 13 ore dopo l’ultimo contatto con lui.

Yon è scomparso dal momento del suo arresto fino a quando è stato possibile ottenere informazioni secondo le quali era detenuto nella struttura del SEBIN El Helicoide, a Caracas. L’attivista è stato portato davanti a un tribunale ma, secondo informazioni fornite a Amnesty International, è rimasto detenuto incommunicado fino al 1 settembre 2016.

Dal 20 ottobre 2016 c’è stata una sentenza del tribunale secondo la quale tutte le condizioni per il suo rilascio sono rispettate poiché l’ufficio del Procuratore pubblico non ha raccolto sufficienti prove per processarlo. Ciononostante rimane detenuto dalla SEBIN e, secondo i suoi famigliari, il tribunale che ha in mano il caso non è stato aperto al pubblico da dicembre 2016.

“Il fatto che in Venezuela ci siano persone detenute senza un atto di accusa ufficiale contro di loro dimostra lo stato disperato in cui versano i diritti umani nel paese,” ha dichiarato Erika Guevara Rosas.